La Cappella Sistina d’Abruzzo

L’ antico borgo di Castelli, a pochi km da SILVI MARINA, nella valle del Mavone, arroccato tra i torrenti Rio e Leomogna, sotto il Monte Camicia, ai piedi del massiccio del Gran Sasso, costituisce una delle perle più preziose della provincia di Teramo non solo per l’amenità del luogo, per i suoi monumenti e memorie storiche, ma anche e soprattutto per il suo ricco patrimonio artistico che vive e prospera grazie all’operosità di molti artigiani che da secoli si tramandano, di padre in figlio, la maestria e i segreti della maiolica.

Questo borgo, infatti, è famoso in tutto il mondo per la produzione di straordinaria qualità e raffinatezza delle sue ceramiche, esemplari splendidi sono raccolti in importanti collezioni private ed esposti nei più grandi musei del mondo come il British Museum, l’Hermitage, il Louvre e il Metropolitan Museum of Art. Uno dei gioielli di Castelli è sicuramente la Chiesa di San Donato, “Cappella Sistina della Maiolica”; Fu Carlo Levi a definirla nel 1963 “la Cappella Sistina della maiolica” per il suo splendido soffitto maiolicato, unico in Italia. La Chiesa di San DoNato fu eretta come “cona” (piccola chiesa di campagna) dedicata alla Madonna del Rosario nel XV secolo. Il suo primo soffitto maiolicato, oggi esposto presso il Museo delle Ceramiche di Castelli, è attribuito alla scuola dei ceramisti della famiglia Pompei.

In origine nella Chiesa vi erano più di mille mattoni che durante i secoli hanno subito diverse traversie: quando gli inverni erano rigidi e sul tetto della Chiesa si accumulava molta neve, dal momento che le tegole gravavo il loro peso direttamente su detti mattoni, alcuni di essi si rompevano; certuni cadendo si frantumavano, altri spaccati a metà e rimasti in bilico, venivano tolti e sostituiti con altri integri e con decorazioni generiche. La cona fu ampliata, poi, agli inizi del Seicento dando origine alla attuale Chiesa di San Donato ed al suo prezioso soffitto di maioliche realizzato con la corale partecipazione di tutti i ceramisti castellani. I circa 800 mattoni che lo compongono, recanti le date 1615, 1616, 1617, raffigurano motivi geometrici, stemmi e emblemi araldici, ornati e decorazioni floreali, immagini del repertorio animalistico e, soprattutto, figure, simboli ed iscrizioni religiose.

Forse ancor più suggestiva è la presenza di immagini di personaggi maschili e femminili dell’epoca, realizzati da pittori dal forte talento caratterizzatore. Il cosiddetto “stile San Donato” ha alimentato per secoli la operosità delle botteghe castellane, che hanno prodotto in notevole quantità per motivi devozionali o commerciali, facendone una delle tematiche tipiche dell’artigianato locale, assieme al “paesaggio” e al “fioraccio”.